AgriCultura

 

 

 

AgriCultura non è un errore di ortografia e nemmeno di grammatica.

E’ invece un capitolo del web book che vuole richiamare l’attenzione sul patrimonio meridionale legato alla terra. Tutto ciò che le piccole campagne, le fattorie, i campi coltivati, le stalle possono produrre sotto il sole del sud non può e non deve più rimanere “diamante grezzo”, valutato al prezzo della semplice estrazione.

Un grande e nobile sforzo è necessario per far brillare questo diamante: grande, perchè immenso è  il territorio meridionale; nobile, perchè insieme con il sacrificio quotidiano (di chi lavora la terra) dovranno concorrere sia la rinuncia alla approssimazione produttiva in favore della qualità,  sia la rinuncia alle forme di “egoismo contadino”  in favore della moderna cooperazione.

Su questa nuova concezione sarà più facile innestare una nuova pianificazione produttiva economicamente più vantaggiosa ed una nuova azione distributiva calmieratrice, certamente più remunerativa.  Questa è la nuova cultura agricola di cui ha bisogno il meridione.

Azioni di contenzioso contributivo, pratiche di integrazione finanziaria, rivendicazioni per le calamità naturali e via discorrendo dovranno essere tutti sentieri “a latere” del pensiero dominante di agricoltori ed allevatori meridionali. Mentre solo sulla loro forza produttiva e sul loro sforzo organizzativo dovrà essere  convogliata la concentrazione per la scommessa del futuro.

Al contadino Peppe, che non leggerà queste righe elettroniche e non potrà meditare sul messaggio, le Associazioni di categoria – ed i politici in genere – farebbero bene a sbrigarsi ad illustrargliene il senso. Magari ad uno ad uno, per essere sicuri di aver fatto tutto il possibile.

f.a.

5 risposte a AgriCultura

  1. Serena scrive:

    Vero. Però adesso serve la soluzione per chi sta piangendo lacrime amare in campagna.

  2. Docente di Agraria - FG scrive:

    Lei sta compiendo un’opera che sarà il tempo a classificare: inutile o meritoria. Intanto si ricordi che occorsero ben quattro secoli ( dal XV al XIX) per comprendere che la terra di Puglia poteva ANCHE essere coltivata. Grazie all’Istituto della Dogana, che gestiva la transumanza di milioni di ovini fra Puglia ed Abruzzo, le terre dovevano essere asservite al mero transito e pascolo delle greggi transumanti. L’agricoltura per secoli ha significato l’impedimento ai transiti, tutto da evitare. Successivamente, essere agricoltore ha assunto il significato di “soggezione” prima, poi di difficile affrancamento ed infine, ai nostri giorni, di inutile sacrificio se concepita secondo tradizione. Ergo … chimica ed industria a tutto vapore! Perciò per la sua AgriCultura, egregio blogger, la vedo dura. Ossequi, comunque.

    • franco amarella scrive:

      Lei ha ragione professor X, tuttavia non possiamo affidarci soltanto al lento evolversi della natura. Rischieremmo di parlare di “ere”.
      Circa l’evoluzione del mondo agricolo, oggi qualche speranza in più c’è per provare ad imprimere un’accelerazione organizzativa in ambito meridionale.
      In fondo tecnologie di produzione e commercializzazione possono dare una grande mano. Non prima, però, di aver salito quel piccolo gardino “culturale” che apre all’armonia produttiva con il proprio vicino e con il vicino del vicino. In poche parole “corazzarsi” di “sistema” prima di affrontare burocrazia e mercati.

  3. Medico scrive:

    Sono una figlia del sud tornata nella terra natìa di capitanata per le ferie. Mio marito, direttore commerciale, consigliava: invece di tenere le angurie giacenti nei campi senza raccoglierle, che se ne facciano sciroppi da gustare in ghiaccio… per esempio. Ho trovato l’idea una buona pensata e ve lo scritta. Ciao Società.

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