Disegno geometrico

di franco amarella

Che si debba vivere circondati dalle meraviglie della geometria è un assunto. Che ad essa si debba fare ricorso per dimostrare similitudini poligonali è un fatto. Che proprio i criteri di similitudine geometrica possano servire per dimostrare un percorso di politica economica è un’opportunità.

E qui vorrei coglierla. Sarò BREVE. Anzi BREVETTO.

Ala fine degli anni ’80, in piena epoca di “edonismo reganiano”, ci fu presentata la nascente “Grande Unione Europea” come l’avvento di un nuovo e concreto Eldorado; a partire dalla eliminazione dei dazi alle frontiere, fino alla facilità di circolazione delle persone e delle merci, con le prospettive di miglioramento lavorativo.

L’Italia aderì alla “Area di libera circolazione” nel 1990, dopo che questa era stata configurata tra Germania, Francia Belgio, Olanda e Lussemburgo fin dal 1985 con il Trattato di Schengen. Man mano nel tempo e fino ai nostri giorni gli accordi sono diventati “Regolamenti”, i controlli delle frontiere all’interno dell’AREA teoricamente azzerati ed oggi i Paesi dell’Area Schengen sono 26, di cui 22 membri dell’Unione Europea.

Ovviamente questa semplificazione temporale, apparentemente quasi banale nell’enunciazione, anticipa di proposito l’improvvida semplificazione del meccanismo politico, che in vent’anni non è ancora stato capace di “creare” una vera Comunità politica dei Popoli continentali.

Tutta l’informazione promozionale aveva fatto vibrare, fin dall’inizio, le corde di grande apertura e di facilitazione degli scambi, trascurando un’attenta disamina sulla presa di coscienza delle varie popolazioni.  E tanto affrettato fu il tentativo omogeneizzatore blu a stelle giallo-oro, che si pensò prontamente a servirlo,  come fosse già avvenuto, attraverso la moneta unica: l’Euro.

Inutile sottolineare come e quanto fu dannoso tale provvedimento, atteso che non tutti gli Stati, Italia in primis, erano finanziariamente pronti per un’adozione valutaria così determinante. È stato come voler fare girare in curva le ruote di destra e di sinistra di un’auto, allo stesso numero di giri senza il differenziale. Un disastro.

E man mano che sempre più palese balzava evidente che non esistesse un’Europa politica dei Popoli, perchè non esisteva una Costituzione e men che meno un esercito europeo si è sempre proceduto a delegare la Banca Centrale Europea per fronteggiare le difficoltà nazionali, inclusi gli affioranti progetti di EXIT.

In poche parole lo scettro del comando di questo fantaglorioso mondo Europeo-Unito è rappresentato dal manico di un ombrello finanziario BCE, pronto ad aprirsi ed a richiudersi secondo convenienza.

E così quella “Area Promessa” di svincoli doganali, di apertura e di nuove  opportunità, ha finito per diventare una “EUROZONA” obbediente alle leggi della finanza, con tutti i suoi innumerevoli vincoli ed obblighi. Così è la BCE a provvedere per stimolare la “crescita” o ad arginare la “decrescita”, o ad intervenire su inflazione e PIL.  Non vale più nemmeno fare appello alla sovranità nazionale, perché nei fatti non viene più esercitata ed anzi ci si avvia alla sua cessione all’Unione Europea.

Ma cosa c’entrano i criteri di similitudine geometrica con quanto detto fin qui? Faccio un esempio: Due triangoli sono simili se hanno due lati proporzionali e l’angolo compreso uguale.

Bene, quali sono i due triangoli in questione? Sono l’UE e il TTIP.

Dell’Unione Europea abbiamo visto la sua rappresentazione reale, quella sotto i nostri occhi, non quella teorizzata dai Padri fondatori. E abbiamo constatato che partiti con l’entusiasmo della “terra promessa” nel 1990, siamo oggi costretti ad arrancare in compagnia di una moneta non proprio amica. Vieppiù costretti a viaggiare senza “differenziale”, interposto fra le ruote della vettura Italia, la cui sovranità nazionale è delegata ad una sorta di capocondomino UE.

TTIP:  Transatlantic Trade and Investment Partnership è la proposta di partenariato transatlantico. Indovinate un po’ come comincia la musica? Zona di libero scambio transatlantico dal 2013 tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America con l’obiettivo di integrare i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo molta normativa esistente in una vasta gamma di settori. E ciò al fine di rendere possibile la libera circolazione delle merci, facilitare il flusso degli investimenti ed agevolare l’accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici.

Ed ora l’Europa, con la SUA ALTA COMMISSIONE comincia a proporre i salti di gioia per questa nuova apertura, per questa nuova opportunità. Come mai? Se ancora non ha risolto il suo assetto interno, che ne sarà della “sua” Sovranità fatta di tutte le Sovranità nazionali avocate a sé? Naturalmente, quando si vuole forzare una risoluzione economica, che probabilmente nasconde la risposta alla domanda “Cui Prodest”, si sceglie il viatico dell’incremento occupazionale e delle maggiori prospettive di benessere.

UE e TTIP : stessi lati, stesse angolature. Se non sono due triangoli simili questi….!!! Naturalmente uno è più grande e mostra tutto il suo appetito nel disegno.

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