L’UNIONE OGGI…nella finzione

di franco amarella

Bruxelles è a due passi. La data c’è. E’ quella del 18 giugno 1815. L’Unione Europea ha bisogno di ricostituenti. L’occasione non è gustosa, è ghiottissima! Parte quindi la rappresentazione della Battaglia di Waterloo, nei luoghi autentici, dopo duecento anni.

Questi i numeri in gioco : 5.000 figuranti  -dice il TG RAI Uno delle 8,30 di oggi 18/giugno, 6.000 per il Corriere della Sera- tutti in divisa d’epoca, 300 cavalli, 100 cannoni, armi autentiche ma caricate a salve. Gli spettatori fino a 60.000 su di un terreno pari a 30 ettari. La rappresentazione, parcellizzata nelle sue diverse fasi di battaglia, dura 5 giornate.

Dopo la rievocazione del “giorno più lungo”, il D-day del 5 giugno 2014 sulle coste della Normandia, ecco arrivare il 18 giugno 2015 a Waterloo.  Nel primo caso –tra l’altro- si volle riproporre e cementare l’idea di coesione alleata, commemorando il 70° anniversario dello sbarco anche con la presenza di qualche centinaio di reduci. E comunque al di là del messaggio di promozione politica d’oltre oceano, vi fu il rispetto per tutti i caduti, non ricorrendo appunto ad enfatiche comparsate.

In queste ore, invece, ampio spazio alle coloratissime scenografie imperiali per divertire turisti e visitatori dei luoghi, nonché per stupirli con le attività dei figuranti fra colpi di fucili e cannonate. Ovviamente a salve. Ma se il tempo, con i suoi duecento anni, rispetto ai settanta di prima, può aver accantonato il ricordo dei caduti, non può far sorvolare sulla scelta strumentale dell’evento. Una manifestazione di potenza numerica e politica, utile alla bisogna, dimenticando di stare a spettacolarizzare ventri squarciati da anonime baionette, corpi mutilati da palle di cannone o calpestati da cariche di cavalleria. Questa volta senza rispetto.

Ma all’Unione Europea che chiede rigore finanziario, all’UE che rifiuta la sistemazione dei cosiddetti “migranti”, perché demanda all’Italia il compito di front office e poi di asilo e poi di ospedale e poi di alloggio e poi e poi…., a questa Unione Europea piace esibire e sottolineare a sé stessa l’unione proficua che fu nel 1815, con la conseguente ragione avuta sul “pericoloso ribelle” di Francia. Dunque divise, colori, velluti, alamari, cappelli, passamaneria, quadrupedi, finimenti, schieramenti, bandiere…un insieme di immagini in movimento, su un terreno di trenta e passa ettari, capaci di evocare una suggestione, all’ombra della verità storica: l’UNIONE degli Stati d’Europa VINCENTE.

Ed in questo l’impegno profuso dagli Stati europei interessati è stato notevole. Far muovere migliaia di persone reali, su spazi reali, con accessori reali tutti obbedienti ad un copione, non è stato semplice. Però non si poteva perdere un’occasione così, a due passi da Bruxelles, per promuovere fra le righe l’Unione….dei nostri giorni. Una UNIONE EUROPEA che continua a chiedere fiducia sotto varie forme, dimostrando di non aver mai conseguito solidità di assetto e meccanismi di reciprocità fra tutti gli Stati componenti; ancorchè si tenda agli “allargamenti” verso altri Paesi, quasi a voler conseguire maggiore stabilità inglobando ulteriori adesioni nazionali. Oggi, invece, la realtà ci avverte che una forza centrifuga si fa sempre più consistente, pronta ad enucleare piuttosto che attrarre.

Tornando alla cronaca, per concludere, fra tanta moltitudine di colori, una nota brilla di grigio: tranne un’avvocato francese che cavalca da Napoleone, nessun cittadino de La Senna partecipa alla “battaglia di Waterloo”.

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