Farsi sentire dall’UE ? Si può !

di franco amarella

E si ritorna a parlare di migranti. Stavolta a fare eco al tavolo europeo di discussione c’è stato il coro degli angeli tricolori, in TV come in radio e sui giornali cartacei. Ovviamente dal più articolato dei bla-bla-bla non è scaturita la minima soluzione, né una ipotesi possibilista di breve termine.  L’unica novità è stato il tavolo europeo richiesto dall’Italia e, per la prima volta, accontentata. Tavolo, che nei fatti, si è rivelato subito una parata a stelle e blu in pasto alla opinione pubblica, come atto dovuto per le ottocento e passa vittime del barcone capovoltosi sulle coste libiche.

Perché dico di essersi trattato di una riunione di facciata? Perché alla fine dei conti tutto è rimasto come prima, tranne che “per qualche dollaro in più” all’Italia, in quanto parafulmine o messa a terra che dir si voglia. Infatti tutti gli oneri di accoglienza sono rimasti allo Stivale. Si l’Inghilterra metterà a disposizione qualche natante o elicottero per i soccorsi, così pure la Germania, ma la gente soccorsa in mare sarà poi sempre “regalata” all’Italia.  I nostri governanti ne sono usciti fieri.

E sono anni che le orecchie dell’amata Unione Europea si tengono ben lontane dall’ascolto umanitario, tanto abbracciato dal nostro paese. Abbracciato non coralmente, è chiaro, ma così fortemente e pressantamente da parte di chi regge il timone di governo, al punto da dimenticare ogni intervento umanitario verso quei tantissimi italiani “residenti sui cartoni” sotto i ponti o sul marciapiede degli anfratti di condominio; o ancora verso quella moltitudine di anziani che rovista nei rifiuti, o negli scarti ammassati esternamente ai margini dei supermercati.

Ora che l’Italia si sforzi di richiedere il coinvolgimento europeo, nella ricerca di una soluzione organica al problema immigrazione, è cosa buona. Ma se la richiesta viene reiterata ogni volta con un filo di voce, quando mai verrà ascoltata? E come potrebbe fare altrimenti?

Risposta: Con un po’ di midollo, per non dire esibendo gli “attributi”.

Quando si ritiene di averne diritto, l’oggetto della richiesta non solo va perorato ma anche difeso. E se bisogna arrivare a difenderlo a spada tratta, bisogna essere preparati con una carta di riserva da poter giocare. Altrimenti su quei tavoli internazionali si viene stracciati dall’esperienza e dalle strategie altrui.

L’Italia chiede maggiore coinvolgimento? Più tangibile partecipazione? Bene, l’Europa non ne vuole sapere? Ecco, ad esempio, quella che potrebbe essere una carta di riserva: il non rispetto delle quote produttive, il non rispetto del patto di stabilità…etc, etc! Se la situazione è insostenibile, se i centri di accoglienza sono prossimi al collasso, beh l’Italia ha –non il diritto- il dovere di autotutelarsi, cari paesi membri e soprattutto cara compagine governativa italiana, buonista e antinazionale.

Per chiudere, siamo di fronte all’ingenuità superficiale di aspiranti chierici? Oppure ad autentici esponenti da Quinta Colonna, aspiranti al conseguimento di una sostituzione dell’elettorato nel breve termine?

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