2009 – 2014: CAMBIAVANO GLI ELETTORI

Stava per cambiare il VOTO -  Ricambiano gli elettori

di franco amarella

Lo sviluppo della tecnologia, fra i tanti mutamenti provocati nei vari ambiti sociali, ha certamente sconvolto anche il mondo della politica, al punto di stravolgerne la stessa funzione logistica del radicamento sui territori. La televisione insieme con l’universo della rete oggi dettano l’agenda delle attività e, soprattutto, degli ascolti o dei contatti. Stiamo assistendo, pertanto, ad un cambiamento radicale del rapporto elettori–candidati. Rapporto che non si limita ad essere modificato nella ricettività informativa , bensì inizia a proporsi in forma attiva, anzi interattiva.

Perché nel frattempo gli “attori” del campo, fagocitati anch’essi da tanta possibilità di comunicare, esponendosi con pochissimo autocontrollo, altro non fanno se non richiamare forme di reazione popolare. Infatti in un clima abbrutito da comportamenti sfrontati, provocatori e rissosi, estemporaneamente attribuibili soltanto ad atteggiamenti personalistici spinti, ma con i protagonisti sempre a caccia di audience TV la politica è andata così trasferendosi in un ambito di perenne rappresentazione scenica, meglio se urlata.

I giornalisti stessi, inseguendo l’onda, riportavano in caratteri cubitali financo l’annuncio di un provvedimento legislativo, frutto di una dichiarazione anticipata nel pourparler di una trasmissione. Ed è stato proprio l’inseguimento all’audience da una parte, e dall’altra la spropositata loquacità politica che hanno fatto smarrire i più collaudati riferimenti di una comunicazione accorta, avveduta e responsabile. Nello spingersi affannosamente ed indiscriminatamente in esposizione, leaders e gregari hanno travalicato le bandierine di sicurezza dei rispettivi lidi e si sono spinti al largo, credendo di poter reggere ugualmente alla distanza. Ma ahimè, lo sforzo si è rivelato eccessivo. Cosicchè i nuovi scenari, inconsapevolmente aperti su di un protagonismo sgrammaticato ed esagerato, hanno spiazzato e modificato la stessa missione di rappresentanza politica del corpo elettorale.

Da qui l’inizio della marcatura del confine fra “vecchio” e “nuovo” modo di rapportarsi con gli elettori, ovvero di affrontare le competizioni elettorali. Sollecitati da quella molla di richiamo popolare, gli elettori cominciano a scattare in direzione delle candidature, pronti a “orientarle” prima ed a sostenerle dopo. Se prima l’affiancamento di sostegno chiaro o di simpatia accennata veniva espresso, più o meno velatamente, da esponenti del mondo della cultura e dell’arte, da un po’ di tempo a fiancheggiare i protagonisti, stavano andando piazzandosi palesemente sulla scacchiera : fanti, pedoni, cavalli, alfieri e regine. Ciascuno esponente di un gruppo finanziario, testata giornalistica, struttura sanitaria, addirittura di un marchio aziendale o di un’associazione no-profit, di un’emittente TV o di un’associazione di categoria.

Segnali questi di una incrinatura dell’ipocrita etica prudenziale, sotto la spinta pressante della voglia di rappresentare, a viso aperto, esigenze ed interessi dei cittadini (gruppi), che diventano sostenitori. Nelle trascorse campagne elettorali molte erano state le avvisaglie di emersione delle volontà latenti, ma per quella prudenza italiana, tutta ondivaga, gli schieramenti dell’articolata società civile riuscivano a rateizzare i propri desiderata, muovendosi lentamente e, soprattutto, veicolandoli under-ground.

Invece poi, complice la sfrenata e generale invadenza multimediale ed in virtù dei ritmi, sempre più martellanti degli stessi media, era stata proprio la pulsione sempre più drogata del presenzialismo da parte dei politici in video e, da un pò di tempo, anche sulla rete che stava richiamando l’innesto di una inseminazione involontaria, che probabilmente stava pian piano partorendo una nuova realtà: la lobby. Ed il fenomeno stava avvenendo in diretta TV od internet che sia, così come alla cruda legge del nostro tempo piaceva e piace dettare. Non esiste evento scientifico, sportivo, artistico, clinico, religioso o giudiziario senza che la televisione ne faccia spettacolo popolare, magari con televoto. E dunque non esiste politica senza televisione.

Ancor più non vi è audience TV, o classifiche fb /tweet, se il dibattito politico non sfocia nella lite, nell’insulto, nel turpiloquio. Non si clicka un pulsante su PC o tablet se non può apparire un video di trash politic. In questo clima stava per prender il sopravvento un elemento al posto del senso critico dell’azione politica: la curiosità per la provocazione e la conseguente attesa di una reazione in diretta. Ovvero la configurazione di un aspetto pseudoborsistico! Allora se aria di borsa era, aria di speculazione diventava. Ma se si speculava, e non nel significato propriamente filosofico, significava che le attese del pubblico erano più prossime alla scommessa che non alla maturazione concettuale. E se parliamo di scommesse, quindi dobbiamo altrettanto parlare di puntate. Ergo, parlando di puntate arriviamo a parlare di giocatori.

E se siamo stati attenti osservatori, nelle recentissime campagne elettorali trascorse, abbiamo potuto cogliere sia nei grandi partiti, come nel frazionamento dei piccoli raggruppamenti territoriali i tratti embrionali di tante esigenze antropologiche, sociali, finanziarie, etniche e religiose. Che non esprimevano la rappresentazione puramente simbolica di un tempo, bensì in maniera marcata e decisa erano (e sono silenziosamente latenti) lì, in quanto autentiche “puntate” per autodeterminare una concreta posta in gioco. La partecipazione politica dei cittadini italiani stava cambiando, perché era (ed è, vedremo come) cambiato il richiamo della politica. Allontanamento dalla politica? Niente affatto. Era solo il tramonto di un vecchio rapporto.

Tutta quella esasperata esibizione mediatica era stata la levatrice della metamorfosi politica, che stava andando a legittimare una partita fatta di competitori, di scommesse e di tifo. E mentre andava  allargandosi velocemente l’incrinatura nel muro dell’antica e prudente fede elettorale, fatta un tempo di valori ideologici, ma anche di tanta ipocrisia italiana, una parte di cittadini italiani cominciava a vedere come inevitabile l’evoluzione di un processo ormai avviato. Ancora vi era un po’ di indecisione, ma era proprio la stessa nebulosità a mostrare parimenti l’esigenza di una riorganizzazione politica radicale, che era pronta già nelle cose e che si appalesava anticipata nei fatti.

Stava delineandosi, con nitidezza dei contorni, il nuovo affresco del corpo elettorale italiano: stavano ufficializzandosi le lobbies. Certo ancora apparivano solo gli embrioni, non si distinguevano bene, ma la gravidanza c’era tutta. E mentre in molti attendevano tali nascite, forse provvidenziali, ecco accadere l’imponderabile: la CRISI finanziaria internazionale.

Accadde così che tutta una concertazione di nuovi germogli ben coltivati nella pubblica opinione, subì immediatamente uno scossone simile a terremoto e maremoto insieme. Di fronte a simile sciagura economica i tutori della rassicurazione non riuscirono ad avere ragione dei “cavalieri di sventura”, che subito assursero al ruolo di Protezione Civile Politica. Fu così che dal 2011 ad oggi, oltre alla politica gridata in TV e postata sui blog, si assiste allo sciorinare di “grida” manzoniane da una parte, di invettive grasse e maleodoranti da un’altra, di finti arbitraggi virginali. Questi ultimi con la pretesa illusoria di incellophanare il packaging di una campagna elettorale europea, che in verità serve per regolare più di una faida interna.

A noi cittadini protagonisti della espressione di voto, turbati e disorientati, non resta che fermarci per scegliere. Stabilire di non votare? Votare come sempre? Filtrare con la ragione infiorate e ricami che ornano certe proposte? Orientarsi sui “beni di rifugio”, non proprio rivoluzionari, ma sicuri nel non condurre su più pericolosi scivoloni? Rischiare avventure firmando cambiali in bianco? Stavolta in Italia non è semplice. Di bello è che si può dire di vivere un rodaggio, per poi lanciarsi con più sicurezza sulla pista delle future elezioni politiche nazionali.

 

 

 

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