Italia Europa e Meridione

di franco amarella

Povero meridione d’Italia. Per tanti anni il sud ha rappresentato l’anello debole della catena di sviluppo di un’Italia che continuava a crescere, ma non uniformemente appunto. Ed altresì per tanti anni, periodicamente, si riaffacciava alla ribalta la cosiddetta “questione meridionale”, per sviscerare analisi politiche, indagini socio-economiche e pianificazioni strategiche.

Tanto bla-bla. Tutto puntualmente inutile. Il meridione ha continuato a rimanere meridione, con tutto il suo bagaglio di penalizzazioni in parte autoctone, in parte alimentate oltremodo da caratterizzazioni cabarettistiche gratuite, da artificiose cavalcate nell’immaginario collettivo ed infine da un cinema autocritico sì, ma inconsapevolmente complice. Povero sud. Per tanti anni ha reclamato un po’ di protagonismo sulla scena pubblica chiedendo infrastrutture, occasioni di crescita, pari opportunità di sviluppo. Ma dal punto di vista istituzionale ben poco si è visto riconoscere. Viceversa quei passi, a volte da gigante, che il meridione è stato capace di compiere sono dovuti ad autentici scatti di orgoglio di un valore individuale, peraltro mai incentivato, mai incoraggiato. Tutto ciò in decenni di politica economica e sociale nazionale.

L’UE al comando. Da qualche anno, però, non è più così. C’è l’Unione Europea che detta l’agenda della programmazione economica e, quindi, implicitamente l’orientamento della politica nazionale. In particolare, proprio perché collegati strettamente gli uni agli altri, quasi bullonati economicamente, gli Stati europei in quest’ultimo periodo di forte crisi finanziaria, a livello mondiale, sono indaffarati nel rimanere a galla. E dunque l’Unione Europea è concentrata nel controllo del suo assetto e, quindi, nella gestione del momento.

Tornando alle cose italiane in tempo di crisi va sottolineato che, per converso, anche il nostro ricco nord-Italia non se la passi così bene; anzi è noto come e quanto reclami, ribadendo l’esistenza di una “questione settentrionale”. Sicchè se prima è stato difficile livellare i piatti della bilancia nord-sud, insistendo sulle leve di manovra interne, ora è addirittura impossibile sperare di raggiungere la tanto inseguita parificazione.

€uro-contributi. E’ vero che molte risorse sono state messe a disposizione dall’UE per le cosiddette zone di Obiettivo Uno, il nostro sud, che ad onor del vero non sempre le ha sapute utilizzare rimandandole al mittente. Ma è altrettanto vero che tante di quelle risorse europee sono state utilizzate da imprese “forestiere”, impiantate ad hoc nel mezzogiorno, giusto a fruire dei vantaggi europei, per poi disfarsi di ogni impegno assunto e migrare. Dunque un mezzogiorno che ha conosciuto per lungo tempo uno stato nazionale “patrigno”, e che ora è passato sotto le amorevoli cure di un’Europa “matrigna”, troppo impegnata a comprare profumi per sé, oggi, in quanto istituzione monetaria, con il sogno di conseguire una vera unità politica di là da venire.

Gli sbarchi. Ciò nonostante è un meridione che è chiamato ad assorbire anche l’onda d’urto di un’immigrazione costante, che, per la natura stessa della nostra geografia, ci vede facile sponda d’approdo per tanta umanità in preda alla disperazione. Fenomeno di difficile gestione non fosse altro per la delicatezza dei risvolti ad esso collegati, ovvero: allestimento dei luoghi di accoglienza, controlli sanitari legalizzazione delle permanenze, assistenza, trasferimenti, ordine pubblico in genere. Un fenomeno che, essenzialmente, viene ammortizzato nelle sue problematiche dalla buona volontà dei residenti, perché anche in questo caso l’Europa si mostra distante matrigna, più che madre presente.

Quasi un franchising. E volendo lasciare uno spiraglio di luce aperto sul futuro di questo sud-Italia, non si può non considerare l’impossibilità di affidarsi ancora ad una programmazione interna dedicata. Il nostro Stato centrale ha mani e piedi legati rispetto ad azioni rivoluzionarie di politica economica, tali da lasciar sperare ad un cambio di prospettiva per il futuro del meridione. Ormai l’Italia è apparentemente uno Stato sovrano. In verità è una nazione franchiser di Bruxelles o di Strasburgo. L’UE mostra il binario, la direzione, la velocità e gli orari; l’Italia ci può mettere soltanto un trenino, magari verniciato di lusso ed apparentemente veloce, ma obbediente per direzione, velocità e numero di fermate.

A questo punto a che serve un Parlamento così numeroso? A che serve un Consiglio dei Ministri così articolato? Non basterebbe forse un Presidente premier che va in Europa prende le direttive, magari tenta di dire la sua, poi torna in Italia e le trasferisce a tre o quattro direttori generali che pensano a diramare in cascata le disposizioni operative?

Per chiudere concretamente e senza lamentazioni: meridione d’Italia alzati da solo e cammina, anzi svetta! I tuoi figli ne sono capaci.

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Una risposta a Italia Europa e Meridione

  1. Diana scrive:

    Mi piace leggerLa !!!!

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