Leo Silvio Senex

di franco amarella

Fedro ci mostra nella sua favola “Leo senex, aper, taurus et asinus” una precisa allegoria: chi è caduto in basso è costretto a sopportare lo scherno anche da chi è codardo. E dice così. Un leone ormai vecchio e piegato dagli anni sembrava vivere gli ultimi scampoli della sua regale esistenza.

E fu così che si gli si avvicinò il cinghiale e con le zanne si vendicò di un antico sopruso. Venne poi il toro che lo trafisse con un’incornata micidiale. Infine fu la volta dell’asino, il quale rassicurato dall’assenza di ogni pericolo, con un sonoro calcio gli sfondò il cranio. Sicchè al leone, esalando l’ultimo respiro, Fedro fa dire: “Ho patito gran dolore per gli insulti del cinghiale e del toro, che erano forti. Ma dover sopportare i calci da te, vergogna della natura, mi par di morire due volte”.

Questa favola pare vivere una vigilia di verità nell’odierno panorama politico italiano. E’ una vigilia di grande attesa. C’è da una parte un leone di lungo corso (per curriculum imprenditoriale e politico), ma reso “vecchio” dai mille assalti giudiziari. Dall’altra parte un’intera fauna politica gli mostra costantemente le zanne, le corna e perfino gli zoccoli. L’uno non intende accettare di vivere gli ultimi scampoli di protagonismo politico. Quegli altri tendono ogni ora di più, quasi fosse un tiro alla fune, la spirale di accerchiamento.

E’ una vigilia lunga, pesante, ormai dilatata nel tempo, che già all’indomani della sentenza della Cassazione si è appalesata nella sua incombente promessa: la capitolazione di Berlusconi. E, di fatto, nonostante la resistente fibra del vecchio leone, prima ancora del verificarsi della sua (decretata) fine, sono in molti a far trasparire le anticipazioni dei comportamenti politici. Ci sono le figure forti che già si apprestano a tirare un gran respiro di sollievo per il raggiunto obiettivo dell’imminente scomparsa; od anche di compiacimento con i protagonisti diretti della demolizione di un grattacielo, apostrofato da sempre come abusivo ed intollerabile.

Ci sono poi anche i deboli, che pavidamente sperano e pregano nell’ombra, attendendo che il pericolo di reazione del vecchio leone sia scongiurato del tutto, per poter scalciare accuse, invettive, denunce e magari arrivare anche all’ingiuria, pur di rimanere a galla nella “bella d’erbe famiglia e d’animali“. Ma siamo ancora a vivere la vigilia. Non ci sono segnali di esito all’orizzonte. Il braccio di ferro fra dettato e regolamento, diritto e interpretazione del diritto, pressioni e suggerimenti si sta dilatando oltre misura.

E poiché in questo momento, in Italia, sono molteplici le interconnessioni fra la Funzione giudiziale e la vita dello stesso Esecutivo è facile comprendere quali e quante siano le pulsioni all’interno della politica italiana. Infatti non è da escludere che proprio in una situazione di estrema tensione e di gran confusione vadano a misurarsi posizioni e gruppi anche all’interno dei singoli partiti o schieramenti. Perché è proprio in questo bailamme, tutto italiano, che è possibile vadano a regolarsi certe faide interne.

Ed è altrettanto vero che giornali, TV, radio e mondo web, sviscerando minuziosamente le cronache del quadro politico offerto dagli eventi, mostrano un’Italia in balìa delle onde, priva del minimo accenno di stabilità. Un’Italia in cui anche quei “forti”, abili nella tessitura ed anelanti ad infierire su Berlusconi all’ultimo atto (?), mostrano tutta la debolezza di visione nazionale ed internazionale.

Un’Italia in cui i “deboli”, la maggior parte, pur ostentando, per mestiere, la missione di equilibrio ponderale, in previsione di uscire allo scoperto nel post-B, mostrano costantemente insipienza, incapacità e distanza dalla realtà.

Sono le ore 20,30 del dieci settembre 2013. La Giunta del Senato ancora non ha partorito la decadenza di Silvio Berlusconi. I forti premono, i deboli attendono all’ombra dei primi e l’asino che scalcerà sullo scalpo di “leo Silvio senex”, al momento, raglia da lontano!

 

 

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