Politica e talk-show

di franco amarella

Dopo un anno di sosta obbligata -niente sole a scacchi- temperamatite in mano via a caccia di una matita da riaffilare, proprio nei giorni in cui il tram della politica nazionale è bloccato alla fermata più sensibile. Da qui, dalle lande meridionali, è difficile vedere e capire: riuscirà il tram a proseguire o si tratta del capolinea?

Sono giornate di caldo torrido sul termometro e sulle agende. Tutta la classe politica ha la mente annebbiata sul futuro di questa Italia, tanto viene quotidianamente strattonata dall’industria, dal commercio, dalle imprese, dal sociale, dal sindacato. I salotti di Porta a Porta, Ballarò, Ultima Parola, Anno Zero e poi Servizio Pubblico, Agorà, Piazza Pulita, Virus o sono chiusi o arrancano nella canicola, lasciando così il tempo alle meditazioni ed ai rimorsi per quanto danno hanno prodotto e continuano a produrre nei loro talk.

Sono infatti salotti che si cibano di politica, mentre apparecchiano il copione dell’autoinduzione delle allusioni, delle insinuazioni, del pettegolezzo e dell’insulto. Proliferati sulle ceneri del Maurizio Costanzo Show, tali talk-show hanno modellato tutti i politici delle varie generazioni, facendoli ottemperare a quel copione. Con il risultato di anestetizzare la quota pensante dei cittadini in buona fede e di acuire le acredini fra le diverse parti dei cittadini.

A cementare una siffatta proliferazione ha concorso e continua a concorrere quella subdola surroga parlamentare, arbitrariamente assunta appunto dai talk-show, che continuano ad autorappresentare i posti deputati a discutere ed a trattare di politica, anticipando proposte di legge, commenti ai dispositivi e addirittura dichiarazioni di emendamenti.

E il Parlamento?

Nella confusione dei ruoli e nella disperata ricerca della quadratura di un emiciclo parlamentare tutto da ridisegnare, la politica nazionale è diventata un gomitolo di nodi impossibili a dipanarsi. Specialmente se la politica dovesse continuare ad esautorare il Parlamento perseverando, così come è accaduto fino ad oggi, a privilegiare le telecamere dei talk piuttosto che permeare di autorevole protagonismo le aule parlamentari.

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