ATTENZIONE

di franco amarella

A fine gennaio ancora non si erano del tutto spente le luminarie natalizie, per le vie cittadine e sui balconi, che già nelle vetrine dei negozi spuntavano le rondinelle dei cioccolatini pasquali, complice la ricorrenza valentiniana dei cuoricini e dei bacetti. Aria di primavera commerciale 2012 dunque, nonostante il meteo certificasse un sottozero diffuso. E’ la legge del mercato, il quale ad onor del vero è diventato un “fuorilegge”.

Questa foto di cronaca mercantile, oggi, in Puglia rappresenta egregiamente quanto sta accadendo nel palazzo regionale. Anzi, guardando al palazzo regionale. Ovvero per il palazzo di via Capruzzi. Sono ancora caldi i risultati elettorali dell’appena avvenuta riaffermazione Vendoliana, che già si riprospetta il cerimoniale delle candidature, con investitura “auto od altrui”, per la prossima presidenza alla Regione Puglia. E ciò accade per la complicità della possibile, ventilata, eventuale, ipotesi di una trasmigrazione romana del governatore Vendola. Come per i cioccolatini di San Valentino, inconsapevoli anticipatori di acquisti primaverili, l’ipotizzabile vuoto della poltrona presidenziale è bastato per accelerare l’avvio di una campagna elettorale, della quale la Puglia non ha certo bisogno di nuovo ed a così breve scadenza.

Questa seconda fotografia politica, raffigurata occasionalmente in Puglia, ma rilevabile pure trasversalmente su tutto il territorio nazionale, ancorchè policromatica, scattata con buona macchina e sviluppata con migliore tecnologia, rimane però una malinconica inquadratura appena in colore grigio fumo. Perché il clima che la pervade, nella sua ossessiva logica competitiva, rivela tutta l’energia cinetica di una politica applicata alle personali escalations, proprio mentre a parole la stessa disegnerebbe invece solo proiezioni di trasparenza e spirito di servizio. Ma se tutto ciò è una conseguenza dell’appiattimento della politica e del suo adeguamento alla velocità di consumo dei beni materiali ed immateriali, chi salverà il mondo degli ideali? A chi spetterà la custodia delle ispirazioni valoriali?  Chi coltiverà i germogli delle nuove idee?

Tutta questa velocizzazione degli atti e dei fatti della vita quotidiana, se continuerà a contaminare le aree della riflessione e del ragionamento ponderato in tutto il corpo sociale, produrrà nella coscienza collettiva un tale livello di stress che costringerà l’intera società a dover scegliere fra il collassare e l’implodere. Non è una prospettiva molto remota. Ma proviamo a girare la stessa medaglia. Osserviamo sull’altra faccia, e non senza meraviglia, che è proprio la politica, così colpevole, così miope ed egocentrica, a possedere la fiala dell’antitodo. Infatti è la politica che per suo privilegio democratico potrebbe dettare a sé stessa i tempi degli interventi, delle azioni e delle risoluzioni. E magari, recuperando all’interno di ogni singola compagine un po’ di pudore mediatico e di equilibrio culturale, provare a dare da una parte impulsi di attuazione alle azioni condivise, viceversa impegnandosi a rallentare i suoi stessi ritmi competitivi, soprattutto interni.

E’ la politica che rinunciando a partecipare alla corsa della macinazione del tempo, potrebbe cadenzare i percorsi naturali delle impostazioni e delle scelte, facendo maturare in tutti i cittadini la piena consapevolezza ed un ritrovato senso della misura. Ora ci manca il tempo per riflettere, per dialogare, per decidere serenamente. La corsa alla profittabilità delle azioni ha fatto smarrire il dimensionamento delle possibilità reali umane e sociali e la politica, assecondando finora tale velocità, ne ha certificato giustezza e valori comportamentali. La sfida futura per tutti i politici apparentemente è quella per la vittoria sugli avversari. In verità quella vera che li attende è la sfida sul sapiente, innocuo, salutare riallineamento della sua velocità.

Basta cominciare con poco. In primis con la forza di sapersi sottrarre al vellutato vortice della mediocre medialità.

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