Le borse: è tempesta internazionale

di franco amarella

Qui prodest?   C’è qualcuno che attende?   Perché intanto l’Italia non pensa a sé stessa?

Sull’incerto naviglio borsistico, sconquassato dal mare in tempesta, stanno ballando operatori e governi. In questo scenario preapocalittico c’è, per caso, qualcuno che sta viaggiando a quota periscopio? Probabilmente si. Perché altrimenti non si comprenderebbero tante coincidenze internazionali, con altrettanti focolai di rivoluzioni, attentati e rivolte metropolitane.

E più ci si immerge nella disamina causale dei fenomeni, più ci si incarta nel groviglio di un apparato radicale che, abbarbicato nel sottosuolo, spesso tradisce quella distanza apparente dei “tronchi” in superficie.

Il risultato è che, esaminando esaminando, si riesce a perdere solo del tempo prezioso. Quando si è in mezzo al mare ed il mare è in tempesta non serve controllare se i documenti nautici sono bollati in regola. Bisogna dotarsi di un recipiente qualsiasi, raccogliere l’acqua e scaricarla ripetutamente fuori bordo. In poche parole porre in essere un rimedio qualsiasi, anche il più elementare, purchè determinando un’azione nel verso della soluzione possibile.

Questo direbbe il manuale di sopravvivenza. Tornando alla situazione borsistica ed alle possibili conseguenze finanziarie, oggi è inutile lambiccarsi il cervello nella ricerca delle cause, oppure nella valutazione di una evoluzione postuma, od anche nella ricerca delle responsabilità originarie. Perché delle due l’una: o l’allarme è reale, ergo l’intervento è da pronto soccorso; oppure l’allarme è sintetico, ergo è tutto un gioco da Risiko.

Ma nel frattempo i signori dei sommergibili, monitorando l’orizzonte da quota periscopio, attendono per inglobare, incamerare, fagocitare.

Nella nostra bell’Italia, così esposta in mezzo al mare, si sta altresì consumando una lotta partitica all’interno della guerra politica, entrambe agitate nel frullatore europeo affatto omogeneizzante, il tutto collocato sul terremoto finanziario internazionale. Se ciò non richiama l’immagine della barchetta a remi sull’oceano indiano tempestoso, cos’altro potrebbe richiamarla?

Di fronte a tanta fragilità sarebbe forse il caso che ogni italiano si sentisse marinaio di quella barchetta e cominciasse a cavar fuori dallo scafo quanta più acqua possibile, aspettando che la tempesta si plachi. Invece si sente il mantra dei tagli agli sprechi, del contenimento della spesa pubblica, di una rigirosa manovra finanziaria. Per quest’ultima, addirittura, dall’Unione ci viene “suggerito” il come ed il quando adottarla. Da quella stessa Unione Europea che, pur avendo raggiunto nel blu stellato la miscelazione dei colori delle varie bandiere, ancora non ne ha saputo omogeneizzare il significato sovrano.

Ed allora cosa può fare un piccolo marinaio italiano, vieppiù meridionale, se non armarsi di una buatta vuota per aiutare a togliere acqua dalla barca?  E questo è il contributo: coinvolgere la popolazione più ricca, motivandola ad investire. Ma non parlando di patrimoniale! Perché in tal caso sarebbero proprio le persone più facoltose a “ritenersi” colpite e quindi meno disposte ad investire.

Se invece il Governo italiano facesse acquistare, ai cosiddetti ricchi, Titoli di Stato (BOT e CCT) in quantità, ugualmente rastrellerebbe un’enorme disponibilità di cassa senza toccare il nervo scoperto della tassazione patrimoniale. Sicchè il risultato accontenterebbe tutti, perché gli stessi “ricchi” avrebbero sì esborsato denaro, ma ne avrebbero però conservato la titolarità. Ed evidentemente l’operazione servirebbe da innesco per tutto un circuito virtuoso tanto più auspicabile, quanto più partecipato ed accompagnato.

Strada non percorribile? Dubbi politici?  Non è questo il momento di prassi e protocolli. Serve il gesto di sfida al mare infuriato che sta invadendo la barca, restituendogli l’acqua. Fosse anche freneticamente con un piccolo bicchiere di carta.

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Una risposta a Le borse: è tempesta internazionale

  1. Roberto - da Canne scrive:

    Scritto in piena estate sembra la risposta della sibilla, interrogata per l’oracolo.

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