Lettera ad un Presidente

di franco amarella

Signor Presidente del Consiglio

un grande Papa, Giovanni Paolo II, lo aveva capito. Per porre rimedio ad un declino inarrestabile – se pure impercettibile – della chiesa cattolica, dopo aver provato con i messaggi apostolici, con le encicliche ed ancor più con le testimonianze itineranti Egli si è speso totalmente nella direzione della gioventù. E lo ha fatto fino all’ultimo respiro. Lo ha fatto non ricorrendo ad un linguaggio ecclesiale e nemmeno teologico. Ha semplicemente compreso che era venuto il tempo di stabilire una vicinanza destrutturata con i nuovi germogli umani. Bastava “esserci”, porsi fisicamente e semplicemente in mezzo ai giovani, con la verità nella mente e nel cuore, per consentire che il contagio spirituale si allargasse fra i presenti, così come accade con i cerchi nell’acqua per l’opera di un sassolino.

Ed è stato così che decine di migliaia di ragazzi e ragazze hanno raccolto, prima, ed hanno accolto, dopo, la chiamata diretta. In breve tutto il pianeta ha conosciuto, con cadenza annuale, l’oceano di folla giovanile che è andata stringendosi intorno a Giovanni Paolo II. Si è così verificato, anche nella compagine sociale ed umana, quello che in botanica si chiama: il miracolo dell’innesto. Oggi a migliaia sono i cosiddetti “papaboys” ad alimentare di nuova vitalità la pianta, che ormai andava perdendo qualche ramo, perché reso arido dal materialismo e dall’edonismo imperanti.

Il ricordo di un’intuizione così ovvia, ma al tempo stesso così delicata e difficile da concretizzare, sotto l’odierna spinta pressante del declino valoriale nazionale, affatto impercettibile, si fa più vivo e più netto nei contorni. Ed accanto al ricordo delle giornate mondiali della gioventù, si affaccia anche il pensiero di un suggerimento di emulazione. Questa volta non per incontrarsi intorno ad un simbolo di fede al fine di guardarsi ognuno nel profondo dell’anima e per celebrare l’abbandono di ogni zavorra spirituale, ma per guardare la realtà italiana nelle sue pieghe sociali, etiche, economiche ed anche politiche, con gli occhi di un’anagrafe incomparabile: gli occhi della gioventù.

Veda Signor Presidente se lei desse la stura ad un processo di smagnetizzazione politica, che oggi vede cristallizate le orbite dei mille problemi intorno alle cause storiche che li hanno generati, probabilmente potrebbe dare ancora qualcosa all’Italia. E l’unica via d’uscita sono le nuove generazioni. C’è una sconfinata moltitudine di ragazzi e ragazze che vorrebbe avere a portata di mano un interlocutore decisionale, per poterci parlare, per potergli gridare le speranze e le angoscie, per poter altresì valutare “a pelle” la fattibilità delle soluzioni promesse.

Perché perdere queste occasioni di “diretta”? Perchè accontentarsi di conoscere la realtà da un sondaggio, oppure da un servizio di cronaca? Non le sembra di maneggiare materiale informativo che riguardi una “differita”? I giovani non gradiscono diaframmi, men che meno se di marca politichese. Sono certo che, una volta stabilito il giusto feeling, saprebbero rimboccarsi le maniche fin sopra gli omeri, ed oltre.

Dunque, Presidente, parta per una grande e calibrata Campagna Gioventù.

Ma, attenzione: non come “capo” del PDL !!!

Affronti l’operazione giovani come Capo del Governo Italiano.

Naturalmente entrerebbero in gioco diversi fattori. Primo fra tutti la sicurezza. In secondo luogo le diverse esigenze territoriali e poi la logistica e poi il timing, ect, ect.  Ma al Presidente del Consiglio non si deve suggerire di più. Ci mancherebbe di doverlo condurre per mano nelle fasi di organizzazione di un meeting o di un raduno. Tuttavia un elemento di pericolo gli va sussurrato: il nocivo faraonismo. Un impianto organizzativo faraonico, con lumen senza freni e wattora a dismisura, con hostess in alta forma e sponsor disseminati su banner, totem e gazebo… sarebbe come far ingoiare una torta intera ad un iperglicemico.

Semplicità e verità, Presidente. Semplicità nella forma e verità nei contenuti!  E’ quanto basta ai giovani per accettarla fra di loro. Nei suoi innumerevoli incontri, in questi anni, ha certamente parlato di futuro e di giovani, ma sempre in un consesso generalista, in cui proprio le giovani generazioni si sono sentite chiamare in causa appena appena “di striscio”. Quello che invece, Signor Presidente, le occorrerebbe per mobilitarle è il discorso diretto con loro, ma ancor più l’ascolto diretto in mezzo a loro. Smagnetizzi questa ossessiva polarizzazione politica che sta imprigionando il Paese, per farlo sembrare sempre più retrò, sempre più vetusto.

Ascolti quanta più gioventù può, ne faccia l’utile strumento di una successiva ponderazione decisionale. Il domani possibile si conquista con la “verità vera” trasmessa ai giovani d’oggi. Con loro non attacca la fatua infusione di fiducia; non funzionano le iniezioni di entusiasmo artificiale; Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, è lontanissimo. E’ tempo che il marketing del sorriso da passaporto venga lasciato un po’ in cantina. Al suo posto, Presidente, se dovesse attrezzarsi per la crociata, prenda solo un blocco notes ed una penna. Nel caso poi i ragazzi dovessero chiederle una penitenza, non disdegni di portare anche un cilicio di scorta. Non le occorre altro.

* le foto del Presidente non recano vincolo palese di copyright
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