La Puglia e l’Iraq

di franco amarella

Un tavolo per gli accordi…troppo corto

Nella ricostruzione dell’Iraq c’è anche la Puglia. Ma quale Puglia? Ieri e oggi, 20 e 21 luglio 2011, tutti insieme appassionatamente, nella sala multimediale del Politecnico barese e poi in giro per visite tecniche. Fra il Rettore Costantino, il Sindaco Emiliano, l’Assessore Barbanente, l’Assessore Godelli, l’Azienda Sereco, l’Associazione Italo-Irachena, il Governatore della Provincia di Ad Diwaniyah Salim Hussein Alwan ed il Rettore dell’Università di Ad Diwaniyah Abbas Alwi Sakhir grandi scambi di penne e di fogli per sottoscrivere i vari protocolli di intesa, per i vari programmi di intervento, appunto, nella provincia di Ad Diwaniyah, a sud di Baghdad. Una ricostruzione ad hoc pregna di alti contenuti tecnico-scientifici attende questa parte di Iraq, che conta oltre 10 milioni di abitanti.

La domanda è: ma quale Puglia? Cioè, quale parte della Puglia viva e vitale è alle prese con questi importanti accordi? O è forse più giusto domandarsi: quale Puglia è assente? Beh, a chi ha una visione internazionale della realtà contemporanea il “lapsus” istituzionale balza subito agli occhi. Mancava ieri la Camera di Commercio, ma ancor di più mancava l’Ente Fiera del Levante.

L’eventuale obiezione procedurale delle parti pugliesi, presenti ieri a Bari, non trova cittadinanza in questo caso. Perché se è vero che trattare della ricostruzione di un territorio significa parlare di urbanistica, di ingegneria civile, di architettura, di recupero e restauro, è altrettanto significativo il ricorso ad una metafora. Ricostruire una vettura molto danneggiata, quasi rottamata, in tutte le sue parti non significa ridarle soltanto forma, smalto, cromatura e comfort accessoriale: occorre pensare anche al motore.

Nel caso di specie ottima è la promessa di impegno urbanistico-architettonico; pregevoli saranno le opere di idraulica o di viabilità; ricco di risvolti culturali sarà il risultato dei restauri delle opere di architettura islamica, ma perché non pensare di accelerare contestualmente, e da protagonisti, lo sviluppo dell’energia cinetica, che si produrrà da tanto rinnovato potenziale? Perché non insediare da subito, parallelamente agli accordi tecnico-scientifici, una testa di ponte economica e commerciale in un’area così promettente? In sostanza perché non proporsi, da parte dell’Ente camerale e dell’Ente Fiera, come business-partners, con pari serietà e dignità delle figure accademiche impegnate negli accordi di ricostruzione? Probabilmente nessuno ha pensato di cogliere l’attimo e di invitare al tavolo sia la Camera di Commercio e sia l’Ente Fiera. E probabilmente ciò è accaduto, perché nell’immaginario istituzionale degli Enti locali la Fiera del Levante è ancora una “cosa” settembrina, al massimo esportabile in quel di Tirana; mentre la CCIAA del capoluogo pugliese è la libreria entro i cui scaffali riporre tutti i registri ditte della provincia. Mentre dovrebbero rappresentare, specialmente la Fiera con nuove concezioni di gestione, l’occasione di rinnovato decollo territoriale attraverso la strutturazione di un modello, che, in casi come quello di ieri e di oggi, potesse mostrarsi immediatamente esportabile con gli ovvi ed innumerevoli vantaggi. Purtroppo ancora questo sembra un orizzonte lontano. Oggi alla Puglia della cultura e dell’urbanistica è capitato di poter esportare now how di fattualità fino a Baghdad. Invece alla Puglia del management e degli allargamenti mercantili è scappato l’Iraq.

Questa voce è stata pubblicata in Capitoli. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>