Quello che verrà

di franco amarella

Dopo la convention dell’Hotel Palace.  Programmi ed azioni per non perdere la scia del magico 14 luglio a Bari.

Chi ha scritto a caldo del meeting sudista di giovedi 14 luglio a Bari, certamente ha trasmesso ai lettori la prorompente carica emotiva, che ha animato centinaia di persone, portandole – sotto la canicola – ad affollare i saloni dell’hotel Palace, trattenendole per circa tre ore.

Chi scrive oggi oltre a confermare passione ed emozione, quali caratteristiche del meeting, ha il dovere di svolgere anche le pieghe di quella serata e, con tutta cautela, tentare di tratteggiarne gli aspetti meno percepibili “a caldo”.

Non parlerò delle piccole sbavature logistiche, fra l’altro dovute alla “invasione” di pubblico e comunque subito rimediate, né di qualche intervento extra politico poco accorto, anzi dissonante con il tema della serata.

Tratterò, invece, di alcuni concetti che sono stati affidati ai microfoni e che se non ancorati subito al nastro in movimento della passerella politica, rischierebbero di smarrirsi costringendo poi la politica medesima, in un tempo postumo, a rincorrerli con malinconica angoscia  “alla ricerca del tempo perduto”.

Ed allora vediamo di cosa si tratta.

Il concetto di difficoltà meridionale ad “unirsi” nelle azioni di intrapresa industriale e commerciale; il tema della disparità governativa nelle attribuzioni  e dotazioni infrastrutturali; il luogo comune della condizione generalizzata di un sottosviluppo culturale dell’intero meridione; il tema della migrazione delle giovani professionalità, che lasciano il sud forse vittime sempre più di un “incoraggiamento ad arte”; il concetto di un paracadute sempre aperto in favore dell’agricoltura settentrionale, in danno di chi al sud ne viene privato, tanto laggiù non si vola…!

Altri spunti potrebbero essere colti dagli interventi dei relatori avvicendatisi al podio, tuttavia quanto fin qui sottolineato, penso, possa bastare per avviare una riflessione compiuta. E partiamo dal naming, come dicono i moderni.

Bene si è fatto a denominare il meeting “una costituente per il Sud”, perché si è voluto dare il ritmo del tempo ad un fatto compiuto, cui viene però assegnato il lievito di una crescita in divenire.

Sicchè tutta la serie delle enunciazioni, consegnate in quanto tali alla platea come patrimonio concettuale della nuova formazione, hanno avuto sì valore di assunto, ma al tempo stesso promessa evolutiva per l’immediato futuro.

Ma come pensare di scrostare la patina delle nostre cattive abitudini? Come chiamare a giusta responsabilità i governi? Come attivare simultaneamente un processo di rinascita sotto il profilo antropologico, sociale, economico e culturale? Certo qualche mea culpa andrà pure recitata, ma l’impegno per trovare la via del riscatto dovrà essere mirato, consapevole e stategico, Sicuramente nella magica serata del 14 luglio, causa l’afflato della platea, richiamato dal calibro dei protagonisti e della medesima proposta politica, non poteva esserci un intervento di programmazione tecnica, tale da tracciare il solco di quell’impegno mirato e strategico.

Non per questo si deve pensare ad un’occasione perduta. Anzi. Semmai non bisogna porre tempo in mezzo per legare un’azione organizzativa all’eco di quella giornata fondativa, in modo da non perderne la scia.

Questo reciterebbero i manuali del buon senso.

E per dirla fuori dai denti quarantottore sono già troppe senza un avviso ai naviganti. I quali hanno bisogno di conoscere innanzitutto chi sta al timone e chi alla cambusa, chi alle vele e chi alla rotta. Ormai la compagine costituente è nata e lo ha fatto in presenza di una moltitudine di testimoni.

Adesso tutti aspettano di conoscere il prossimo passo, in primis il mondo dei media. La stessa classe politica nazionale ha bisogno di venire immediatamente smentita nella sua probabile valutazione indolente, rispetto alla “Costituente per il Sud”. E questo perché mille sono ormai le formule ed i gruppi che spuntano all’orizzonte parlamentare, per poi appannarsi o modificarsi nel tempo d’un battito d’ali.

Dunque risposte immediate. Risposte a chi chiede dove si andrà, come si procederà e, soprattutto,  chi traccerà la rotta.

E non sono affatto domande peregrine. Per esempio l’apertura di credito che in questi trenta mesi il popolo meridionale (e pugliese in particolare) ha conferito ad Adriana Poli Bortone, in questa fase evolutiva, necessita di una qualche precisazione.

C’è tutto un mondo di simpatizzanti, iscritti e militanti che attende di conoscere i dettagli di una pianificazione politica da attuarsi ovviamente a Roma, ma altresì da proiettare nella quotidianità della vita sul territorio. Parimenti c’è il mondo degli osservatori, già schierato con binocoli e microscopi, pronti a verificare il gradimento dell’operazione politica appena nata, magari misurando il grado di soddisfazione dei quadri e degli iscritti.

Giustamente tutto ciò non poteva trovare cittadinanza il 14 nella sala del Palace Hotel, ma prima che l’eco si attutisca necessiterebbe che venisse dato un prossimo appuntamento fin da subito, proprio ad indirizzo programmatico. E prima della sospensione estiva.

Un altro tema caldissimo è quello del coinvolgimento delle giovani generazioni. A cominciare dalla loro intercettazione, quasi scientifica, per finire alla più pertinente creazione di un linguaggio da consegnare loro.

Non si può attendere che spontaneamente spunti una piccola vedetta lombarda; oltre tutto se il riferimento deamicisiano è calzante, non sarebbe nemmeno questa la latitudine più giusta.

Dove sono gli studenti affezionati al meridione? Dove sono i giovani artigiani? I giovani operai? I giovani professionisti con la voglia di rimanere al sud?

Come passano il tempo libero i giovani terroni? Perché spendono parte della loro esistenza passando da un pub all’altro? Come mai non vi sono margini di saldatura fra le generazioni mature in difficoltà ed i giovani senza lavoro, caparbiamente distanti dall’idea del mutuo soccorso, ancorchè monetizzabile in prospettiva?

Perché un giovane preferisce poggiarsi sulla pensione di indennità di “accompagnamento” del nonno, piuttosto che iniziare a fare il cameriere part-time? Come mai la vitalità, la convivialità, il ritrovarsi sono elementi che nel mondo giovanile cominciano a prendere forma verso le ore 23? Dov’è la funzione educativa della  famiglia, della scuola, della politica, del mondo confessionale?

A tutte queste domande una nascente formazione politica ha il privilegio di poter rispondere con la consapevolezza di essere ascoltata, proprio in virtù della novità che rappresenta, se contrassegnata dai codici della credibilità, ovvero: ideazione, pianificazione, trasparenza ed azioni verificabili.

Vieppiù, come ambito meridionale, l’impegno da applicare verso il mondo giovanile sarebbe quello di incentivare gli aspetti identitari territoriali, per farne tanto di quel valore aggiunto da soddisfare sia le esigenze di continuità tradizionale, sia le opportunità di lavoro e di guadagno all’insegna delle peculiarità locali. Questo attiene alla sfera delle produzioni agroalimentari, di quelle artigianali, della fornitura dei servizi turistici, dell’offerta culturale di teatro, musica, arti visive e rappresentazione delle tradizioni in genere.

Se il compito di riscossa non viene assegnato sapientemente ai giovani chi porterà avanti, con la certezza del successo, il primo gesto meridionalista della nostrana Marianne?

Questa voce è stata pubblicata in Capitoli. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>